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Il Bacio di Klimt, realizzato da un artista siriano in un palazzo bombardato.

Sarebbe impossibile non esprimere il nostro punto di vista sulla situazione mediorientale, in particolar modo facendo riferimento a ciò che sta accadendo in Siria, visto l’insorgere di quello che potrebbe rivelarsi l’ennesimo conflitto di carattere mondiale.

La guerra civile siriana, che contrappone Bashar al-Assad e le coalizioni di ribelli che tentano di abbattere il suo regime, trae origine dal 2011 nell’ambito dei movimenti che animavano la Primavera Araba.

Negli ultimi anni nel teatro di questa guerra si sono affacciati i Paesi occidentali che, appoggiando l’una o l’altra fazione, a seconda della propria convenienza, hanno comunque ricavato un vantaggio di tipo economico o strategico dall’instabilità del Medio Oriente.

La posizione ambigua assunta dall’Occidente, che ha dapprima favorito l’instaurazione di un regime dittatoriale e poi tentato di ridimensionarlo, ha palesato l’incoerenza di coloro che si sono proclamati “portatori di democrazia e civiltà” e quindi ha generato un crescente desiderio di opposizione al “nemico occidentale”.

La mancata volontà di investire in una cultura laica, unitamente a questo desiderio di rivalsa, ha favorito la nascita e la diffusione di fanatismo religioso.

Il crescendo di azioni di forza messo in atto da questi gruppi estremisti armati, sviluppatosi inizialmente attraverso sistematiche rappresaglie contro città libere, seguite poi da esecuzioni sommarie degli “infedeli” presenti sul territorio, è culminato in veri e propri attacchi terroristici in Europa: ciò che ha sconvolto l’opinione pubblica è stata l’improvvisa percezione del pericolo e della sua vicinanza alla società civile.

Esempio lampante è stata la serie di attentati del 13 Novembre a Parigi, dove sono stati colpiti luoghi di aggregazione e cultura, con il chiaro intento di palesare la contrapposizione tra il fondamentalismo religioso e la libertà di espressione. La reazione dei governi è stata quella di intensificare i raid aerei verso la Siria e le regioni mediorientali, di conseguenza l’opinione pubblica ha estremizzato la propria posizione di intolleranza ed il pensiero condiviso è diventato quello di poter risolvere la questione esclusivamente attraverso il conflitto armato.

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Non c’è nulla di più sbagliato che attribuire valori diversi a vite distanti, tuttavia “per tutti il dolore degli altri è dolore a metà” (Fabrizio De Andrè, Disamistade).

Osservando con uno sguardo neutrale la reazione occidentale alla morte di 130 persone in un attentato terroristico ed il quotidiano massacro perpetrato in Medio Oriente, si evince un diverso approccio alla caducità della vita, una silente rassegnazione alla propria condizione ed un senso di impotenza da parte delle popolazioni mediorientali di fronte a ciò che sono costretti a subire da anni.

Da una nuova visione del mondo, scaturita dal confronto con la cultura occidentale, le sue radici nel pensiero classico e nella filosofia illuminista, forse anche in ambienti così radicati nella tradizione, che impone una lettura asfittica dell’islam, potrà un giorno nascere una nuova visione della religione come un comune strumento di pace e di condivisione.

O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo è mondo non c’ è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sarà nemmeno questa. Quel che ci sta succedendo è nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. È una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d’ aver davanti prima dell’ 11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilità di nulla, tanto meno all’ inevitabilità della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta.  

Il Sultano e San Francesco, Tiziano Terzani

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