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Guerre

Il Bacio di Klimt, realizzato da un artista siriano in un palazzo bombardato.

Sarebbe impossibile non esprimere il nostro punto di vista sulla situazione mediorientale, in particolar modo facendo riferimento a ciò che sta accadendo in Siria, visto l’insorgere di quello che potrebbe rivelarsi l’ennesimo conflitto di carattere mondiale.

La guerra civile siriana, che contrappone Bashar al-Assad e le coalizioni di ribelli che tentano di abbattere il suo regime, trae origine dal 2011 nell’ambito dei movimenti che animavano la Primavera Araba.

Negli ultimi anni nel teatro di questa guerra si sono affacciati i Paesi occidentali che, appoggiando l’una o l’altra fazione, a seconda della propria convenienza, hanno comunque ricavato un vantaggio di tipo economico o strategico dall’instabilità del Medio Oriente.

La posizione ambigua assunta dall’Occidente, che ha dapprima favorito l’instaurazione di un regime dittatoriale e poi tentato di ridimensionarlo, ha palesato l’incoerenza di coloro che si sono proclamati “portatori di democrazia e civiltà” e quindi ha generato un crescente desiderio di opposizione al “nemico occidentale”.

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Giulietto Chiesa

Allegri, siamo spacciati. L’inedito scontro esploso a Bruxelles non aveva per obiettivo la nostra salvezza. Al contrario, stanno solo decidendo chi scriverà i titoli di coda: il boia di Wall Street o il collega tedesco della Bundesbank? Non cadiamo nell’equivoco, avverte Giulietto Chiesa: la vera posta in gioco non è il braccio di ferro contro la presunta spilorceria della Germania nell’accollarsi l’euro-debito, ma il controllo geopolitico dell’Europa di oggi e di domani. E il nostro destino ha il respiro cortissimo, perché sia le ricette americane che quelle della Merkel prevedono soluzioni nefaste: il nostro futuro nelle mani dei predatori della finanza o, a scelta, in quelle degli autocrati di Berlino. Fine della democrazia, mentre l’interaEuropa si condanna a sprofondare in una crisi sociale inaudita e pericolosissima, possibile preludio di una nuova, drammatica Grande Guerra.  Continua a leggere

Enzo-BaldoniEnzo Baldoni (Città di Castello, 8 ottobre 1948 – Iraq, 26 agosto 2004) è stato un pubblicitario e giornalista italiano.

In Iraq come giornalista freelance, venne rapito presso Naiaf il 21 agosto 2004 dall’Esercito islamico dell’Iraq, una sedicente organizzazione fondamentalista musulmana  ritenuta legata ad Al-Qaeda. Dopo un ultimatum all’Italia per il suo ritiro di tutte le truppe entro 48 ore, venne ucciso. I suoi resti sono tornati, in questi giorni, in Italia e non c’era nessun capo di Stato ad accoglierli.

Ogni paese si sceglie i suoi eroi. A noi gli eroi non piacciono. Ma, e non da oggi, ci piace Baldoni, ci piace la sua ironia, la sua umanità. Nel  settembre 2004, all’indomani della sua uccisione, Tribù Ribelli diffuse un volantino (Morte di un giornalista) in cui lo stesso Baldoni immagina il suo funerale.

È il ritratto di un uomo vero, perché gli uomini veri non sono quelli che imbracciano il mitra per seminare morte, né coloro che giocano a game boy con la vita degli altri.

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